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Provare (giocando) per credere!

E’ uscito ufficialmente il 13 novembre SimCity Societies, l’ultima versione del gioco targaro EA Arts che permette a chiunque di cimentarsi come primo cittadino di una città o, se siete bravi, di una vera e propria megalopoli.
Bene, direte voi, ma che ci frega? In effetti…no, a parte gli scherzi, ho pensato di segnalare questa uscita perché all’interno del videogame l’utente si troverà di fronte a scelte “responsabili” quali la scelta e l’impiego di energie rinnovabili per alimentare la propria città.
Trovo questo aspetto davvero importante perché da anni si cerca di portare avanti una miriade di progetti a salvaguardia dell’ambiente, sensibilizzando i cittadini sull’esauribilità delle risorse naturali. Le istituzioni, dal canto loro, si sono mosse con incentivi per chi decide di fornire la propria abitazione delle nuove tecniche di produzione di energia e rigenerazione dei combustibili (pannelli solari, riutilizzo delle acque grigie, caldaie a condensazione, fino ad arrivare al concetto di casa passiva). Il neo, a mio avviso, riguarda però la scarsa formazione che è stata fatta nei confronti dei cittadini e, soprattutto, delle nuove generazioni, quelle cioè forse più interessate sia alla tutela dell’ambiente sia al risparmio energetico.
Forse, dopo un processo formativo adeguato, riusciremmo a superare l’ostacolo costituito dal maggior investimento iniziale che però viene facilmente ammortizzato dagli sgravi fiscali e dal risparmio negli anni seguenti. Non posso certo essere sicuro dell’obiettivo etico di EA Arts ma di certo questo nuovo genere di formazione-divertimento potrà riuscire dove le istituzioni hanno (ahimè) fallito.

La chiamano guerra delle Barbie!!!

Durante questo mese ha fatto molto scalpore il caso Mattel, la famosa azienda americana di giocattoli, che si è vista costretta a ritirare qualcosa come 18 milioni di prodotti dagli scaffali dei negozi in quanto giudicati pericolosi per i bambini.
Da allora è stato un susseguirsi di prese di posizione tra l’azienda e la Cina, la maggior produttrice di questi giocattoli.
Ascoltando un’edizione del TG5 mi è arrivato all’orecchio un dato assolutamente sconvolgente: circa il 20% dei giocattoli Mattel prodotti in Cina, al momento delle analisi e verifiche nei laboratori atti a verificarne la qualità, viene bollato come “non sicuro” e quindi pericoloso.
Questo dato era assolutamente a conoscenza sia dell’azienda americana sia dei loro partner cinesi che però nulla hanno fatto per bloccare le partite difettose.
Mattel ha cercato di risolvere la crisi attraverso il suo sito internet con un messaggio (tradotto in diverse lingue) del presidente Bob Eckert ed implementando una serie di domande/risposta predefinite (le classiche FAQ). Vedi qui http://www.mattel.com/safety/it/
Dalla sua parte la Cina passa al contrattacco dicendo che la qualità della loro produzione è altissima ma, come sempre, è possibile ci siano delle “mele marce” ma anche che i difetti erano nel design della casa madre e non nelle procedure di produzione (strano visto che si parla di pitture tossiche e magneti non funzionanti). Altro messaggio da Pechino, e qui non si può dargli nessun torto, è proprio rivolto a quelle aziende (americane ed europee) che cercano nella produzione cinese la loro massimizzazione dei profitti per poi scaricare eventuali colpe nel caso si verifichino questi incidenti.C’è da riflettere ma sicuramente una pagina di faq non basta come risposta, soprattutto per chi mette al primo posto la sicurezza dei bambini!