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Politica e istituzione: dov’è il confine?

Nei giorni scorsi si è tenuta a Gorizia la prima tappa del roadshow Uniferpi e l’incontro ha visto la partecipazione del direttore della comunicazione della Regione FVG, Fabio de Visintini.
Tralascio volutamente la maggior parte dei contenuti (potete rivedere l’evento qui) per fermarmi in particolare su una parte dell’intervento di de Visintini, quello relativo alla sostanziale ma utopistica differenza tra comunicazione istituzionale e comunicazione politica.
Suonano ancora nelle mie orecchie le giustissime parole “le persone passano, l’ente resta” con cui sottolineava la necessità di ricercare la “trasparenza” in tutti i processi di comunicazione dell’istituzione e, conseguentemente, di trasparenza nei confronti dei cittadini.
Ed ora salto ad un fatto di cronaca che riguarda la mia città, Gorizia.
Nelle scorse settimana un’ordinanza del Comune sancisce che i locali pubblici (bar) del centro cittadino dovranno spegnere la musica alle ore 23, bloccare la mescita alle ore 24 e garantire la chiusura entro l’una di notte.
Non sto qui a giudicare l’ordinanza perché non è assolutamente questo il luogo adatto ma vorrei portare all’attenzione di chi legge il comportamento “istituzionale” di un altro ente locale, la Provincia di Gorizia che sul proprio sito pubblica un sondaggio in cui chiede ai visitatori “È giusto chiudere i bar a mezzanotte?” scatenando le (comprensibili) reazioni del Sindaco.Mi sembra inutile sottolineare che le due giunte appartengono a fazioni politiche contrapposte ma quello che mi stupisce decisamente di più è l’uso strumentale e politico di un servizio che istituzionale è e così deve (o dovrebbe) essere considerato.

Che bel 2008 per la comunicazione pubblica…e siamo solo a gennaio!

E’ un inizio d’anno davvero complicato per l’immagine e la reputazione dello Stato e della Pubblica Amministrazione in generale, chissà se i comunicatori pubblici vedono questo periodo come un “mese nero” o come un’occasione di sfida professionale e una possibilità per far valere le proprie capacità.

Di certo è che siamo partiti il 18 gennaio con la messa offline del più caro sito internet italiano, il tanto (negativamente) reclamizzato portale del turismo italiano www.italia.it , costato la bellezza di 45 milioni di euro per un prodotto che di innovativo ha davvero poco.
Un fallimento “virtuale” davvero clamoroso soprattutto per l’effettivo spreco di denaro pubblico non giustificabile neanche in caso di successo dell’iniziativa, figuriamoci adesso con la sua chiusura.
E poi arriviamo alla giornata di ieri con la caduta del Governo Prodi ma soprattutto con l’impietosa lite in aula tra i senatori Cusumano e Barbato. Voglio assolutamente e consapevolmente tralasciare le motivazioni di questa “rissa” non solo verbale finita tra insulti, sputi e minacce, vorrei solo capire come un comunicatore pubblico può affrontare la sfida di ricostruire un’immagine, una reputazione ed un rapporto di fiducia tra Stato e Cittadino alla luce di queste foto (tratte da corriere.it).

Il muro della PA

Ho partecipato l’altro ieri a Milano alla quinta edizione del convegno PHARMAforum, appuntamento per gli operatori del settore congressuale e della formazione continua in medicina (ECM) per fare il punto sul riordino avvenuto, a livello ministeriale, il 1° agosto.
La discussione è stata interessante, sotto certi punti di vista, soprattutto per l’eterogenea composizione dei relatori intervenuti tra cui un presidente di un Ordine dei Medici, due responsabili per la formazione di alcune Regioni, l’amministratore delegato di una casa farmaceutica, un medico – giornalista (come moderatore), il presidente nazionale delle Società Medico-Scientifiche e, finalmente, un esponente di Federcongressi in rappresentanza di tutte quelle agenzie che ogni giorno lavoro in maniera professionale per l’organizzazione di questi corsi. Chi mancava? Semplice, l’interlocutore numero 1…il Ministero della Salute che non ha ritenuto di dover partecipare accettando l’invito degli organizzatori. Una preziosa occasione persa per dialogare in modo costruttivo e sereno, cercando di capire i problemi inerenti al settore della formazione continua in medicina tenendo conto del punto di vista di tutti gli attori del movimento. Ma soprattutto mi chiedo che senso ha per queste istituzioni pubbliche partecipare e mettersi in bella mostra a manifestazioni come il Compa di Bologna o il Forum PA di Roma quando poi, nel quotidiano, la realtà delle cose è un muro posto davanti ai propri interlocutori? Tra il dire e il fare c’è di mezzo…la PA!!! : )