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Ombre a Nord Est!

Elisa cantava di luci e tramonti a nord-est, peccato si fosse dimenticata anche delle ombre ed indovinate in quale settore?
Una ricerca dell’agenzia udinese Aipem, condotta su un campione di 103 dirigenti d’azienda del Triveneto, segnala una triste situazione per la comunicazione d’impresa ed il marketing. I manager denunciano infatti una scarsa sensibilità delle aziende ad investire in soluzioni innovative nei settori della comunicazione e del marketing e persino della ricerca e sviluppo dei prodotti.
Insomma, siamo consapevoli che (purtroppo) il capitolo di spesa relativo alla ns. professione è spesso il primo ad essere tagliato (e quanto potremmo discutere su questo punto) ma che addirittura si lesini sulla ricerca ed innovazione del prodotto…bè..è triste soprattutto con i concorrenti stranieri che corrono molto più di noi.
Gli stessi dirigenti, si legge nella ricerca Aipem, si auspicano nei prossimi mesi un aumento degli investimenti in comunicazione ma non necessariamente legati ai new media o altre tecniche innovative di marketing (viral, direct, ecc…).
Speriamo non siano sempre i soliti “buoni propositi” per il futuro.

Che ognuno pensi al suo orticello… : (

Mi è arrivato oggi in ufficio NordEstEuropa.it, un mensile di confronto fra le culture riformiste del NordEst in cui ho trovato diversi articoli interessanti sulla realtà del nordest italiano.
La mia attenzione (sarà per la mia professione probabilmente…) è stata fin da subito attirata da alcuni pezzi sul mondo degli eventi, tra cui l’editoriale del direttore Roberto Morelli (Coloriamo le città di eventi e talenti) e la ricerca di Richard Florida e Irene Tinagli (intervistata in questo numero del mensile) sulla situazione “creativa” di queste regioni applicando il modello delle “tre T” (tecnologia, talento e tolleranza).
Leggendo l’intervista (sono disponibili gratuitamente solo poche righe, a pagamento l’intero pezzo) a Irene Tinagli potrete vedere quali sono (e perchè) le città più creative d’Italia e del NordEst. Ma non è questo l’elemento che ha suscitato in me qualcosa.
Il passo fondamentale, a mio avviso, è questo: “A differenza di altri Paesi, dove l’urbanizzazione è generalmente più concentrata, in Italia c’è un gran numero di città, cosa che inevitabilmente porta a una frammentazione delle risorse. Questo potrebbe essere un vantaggio se le città facessero rete per bilanciare le carenze, per migliorarsi e offrire ai propri abitanti un sistema integrato di servizi. Ma diventa un rischio se, viceversa, ognuna si isola dal contesto circostante.”
Parole importanti ed assolutamente non banali che riprendono perfettamente un altro post di questo blog relativo ai limiti della comunicazione pubblica .
In questa intervista, la Tinagli porta anche semplici esempi di collaborazione e cooperazione in altri paesi europei (soprattutto scandinavi) mentre in Italia sembra che curare il proprio orticello siano l’unica cosa importante.